La cena, un’orgia, mettici (forse) della droga, e poi il filo digitale di Whatsapp dove ci si dice tutto (probabilmente troppo) e non ci si fa sfuggire mai niente, qualche foto piccante, qualche scatto rubato. Un notaio, un medico, un ristorante in una zona chic, una di quelle frequentate dalla società che conta. E alla fine un’inchiesta, vera, protocollata, per revenge porn: perché se da un lato la questione è sulla bocca di tutti (oh-ma-hai-sentito, secondo-te-chi-sono?, io-mi-sono-fatto-un’idea) dall’altro è pure una presunta violazione del Codice rosso che, in termini giuridici, proprio una bazzecola non è.
Genova. La multiculturale Genova. La metropoli che, di fronte a queste cose, diventa una cittadina di poco più di un mezzo milione di abitanti dove tutti sanno tutto, tutti conoscono tutti, e (sopra ogni cosa) tutti sparlano di tutto. Passo indietro di un mesetto, sono i primi di giugno. Un ristorante di Bogliasco organizza una cena privata: la cerchia invitata a tavola è ristretta e selezionata. Oltre ai due professionisti c’è il proprietario del locale (che è un imprenditore), c’è la sua compagna che serve in sala, ci sono altre persone tra cui una donna che non sa, non immagina, ciò che sta per succedere.











