​VENEZIA - «Preparati, ti darò la caccia». Cinque giorni prima di premere il grilletto, nel pomeriggio di Natale, Riccardo Salvagno tempestava il cellulare di Sergiu Tarna di messaggi minatori, anticipandogli una vendetta feroce. La notte seguente i due si erano affrontati in strada, uno scambio di accuse reciproche a cui avevano partecipato anche la titolare del locale in cui il barista 25enne aveva lavorato fino a metà novembre e l’uomo identificato dalle forze dell’ordine come il fornitore di cocaina di entrambi i contendenti. La donna era stata zittita e allontanata, il suo ex dipendente le aveva intimato di non immischiarsi, le aveva mimato con le mani una pugnalata: «Pagherai tutto».

Le indagini dei carabinieri hanno ricostruito giorni interi di litigi, di insulti: i militari hanno raccolto le voci di chi conosceva Tarna e raccontava di un debito di circa duemila euro, soldi che però dovevano coprire gli acquisti di droga del giovane moldavo e che, quindi, erano dovuti al suo spacciatore, non all’agente della polizia locale veneziana che l’ha ucciso. E, infatti, dietro al delitto ci sarebbe stato dell’altro: forse un video compromettente in cui si vedeva Salvagno assieme a una cubista del nightclub Cocò di Tessera, a Venezia; il filmato sarebbe finito nelle mani del 25enne che, nonostante le insistenze del vigile, si sarebbe sempre rifiutato di distruggerlo. E allora, a un certo, punto le minacce erano state sostituite da toni più concilianti, almeno all’apparenza.