VENEZIA - «Ho premuto io il grilletto, ma non è stata un’esecuzione». Le minacce, le urla, il tentativo di fuga, la ricerca spasmodica nei due cellulari, il buio dei campi tagliato dai fari della Volkswagen Polo ferma poco lontano: Riccardo Salvagno ha raccontato quella manciata di minuti che ha preceduto lo sparo, ha ammesso di aver esploso il colpo, ma ha anche parlato di una situazione tanto concitata da risultare di difficile lettura, anche a posteriori. «È stata una reazione istintiva, quasi un colpo accidentale - ha detto l’ex vigile veneziano - Non era chiaro cosa stesse accadendo, chi ci fosse vicino a me».

Cinque ore di interrogatorio, una raffica di domande per capire come sia stato ucciso il barman Sergiu Tarna, assassinato la notte tra il 30 e il 31 dicembre nei campi di Malcontenta, nel Veneziano, ma anche per ricostruire l’ambiente in cui si muovevano il 40enne arrestato per il delitto e il suo complice, il disoccupato Andrea Vescovo. Ieri mattina, nel carcere di Verona, il pubblico ministero Christian Del Turco è tornato a incalzare il primo accusato dell’omicidio, che già aveva parlato spontaneamente quando è stato portato in caserma, il 6 gennaio, e poi ancora durante l’interrogatorio di garanzia; da allora, però, si è aggiunta la versione fornita dall’amico 38enne, e tra le due ricostruzioni ci sono diversi punti che non combaciano.