VENEZIA - C’è un secondo uomo in fuga. Chi ha premuto il grilletto, il 40enne Riccardo Salvagno, è in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Gli inquirenti sono certi, però, che quella notte l’agente della polizia locale di Venezia non fosse da solo. La vittima Sergiu Tarna, infatti, avrebbe provato a scappare e Salvagno da solo non sarebbe riuscito, probabilmente, a fermarlo, immobilizzarlo e giustiziarlo con un singolo colpo a bruciapelo alla tempia. I carabinieri lo stanno cercando, ma le sue tracce si sono perse a Gorizia, dove Salvagno l’avrebbe accompagnato in auto prima di uscire dai confini nazionali e prendere l’aereo per raggiungere Tenerife via Madrid. Dove si nasconde, quindi? È all’estero o ancora in Italia? Una domanda che gli investigatori si stanno ponendo da giorni, comunque con un cauto ottimismo: la sua cattura potrebbe essere solo una questione di tempo.
Ma c’è un altro interrogativo su cui si stanno arrovellando gli inquirenti: il movente della pista passionale potrebbe calzare per il diretto interessato (Salvagno, appunto) ma che vantaggio avrebbe avuto il secondo uomo? Si parla di un’accusa per concorso in omicidio: una forbice troppo alta tra costi e benefici, se l’intento fosse stato solo quello di essere solidale con un amico che si sentiva tradito.
















