VENEZIA - «Sono rimasto pietrificato». Lo sparo è esploso quando lui era lontano, circa cinquanta metri, e non è stato anticipato da minacce, da urla, da ordini strillati nel buio. «Mi si è gelato il sangue», continua Andrea Vescovo, raccontando la notte in cui è stato ucciso Sergiu Tarna. E, nel rispondere alle domande del pubblico ministero, insiste sempre sullo stesso punto: «A premere il grilletto è stato Salvagno, io non c’ero neppure, quando è partito il colpo».
Quattro ore e mezza di interrogatorio, una mappa appoggiata sul tavolo e le dita del 38enne che provavano a prendere le distanze dall’amico, in tutti i sensi. Ieri, a partire da mezzogiorno, il secondo sospettato per l’omicidio di San Silvestro ha finalmente dato la sua versione dei fatti: in carcere a Treviso da due settimane, non aveva parlato al momento dell’arresto e non aveva aperto bocca neppure durante il confronto davanti al giudice per le indagini preliminari. Il suo avvocato, Fabio Crea, ha però prodotto dieci pagine di memoria difensiva e, quando ha ritenuto che il suo cliente fosse pronto, ha concordato un appuntamento con il pm Christian Del Turco. «Ci sono cose su cui preferiamo tenere il riserbo», taglia corto il legale, che non intende rivelare tutti i dettagli del colloquio, ma che conferma come Vescovo abbia raccontato tutto: «Ha descritto il contesto, il loro rapporto, l’intera giornata».






