Mentre la politica si appassiona alla domanda su chi guiderà chi, il Paese attende risposte su famiglie, salari, conti pubblici, pressione fiscale, Europa e imperialismi, statali o privati. Si discute dei capitani mentre la nave affronta correnti più serie. Vedremo quali fiori sbocceranno nel campo largo e quali appassiranno nel campo avversario. Ma una democrazia adulta dovrebbe pretendere qualcosa di più di una gara fra capi. Il commento di Raffaele Bonanni
Si discute su chi debba guidare il cosiddetto campo largo: Elly Schlein o Giuseppe Conte. La domanda, però, è meno aritmetica di quanto sembri. Non basta contare deputati, percentuali: una leadership nasce anche dalla storia politica di chi la pretende, dalle culture che l’hanno formato e dalle circostanze che ne hanno favorito l’ascesa.
Prodi, Gentiloni e altri esponenti della tradizione democratica hanno ammonito sui rischi di consegnare il volto della coalizione al leader della formazione minore. È un’obiezione comprensibile. Ma proprio questi uomini dovrebbero sapere che il problema non si risolve invocando il primato numerico del PD. Schlein non è una segretaria prodotta linearmente dagli equilibri storici del partito: la sua affermazione ha rappresentato, semmai, una discontinuità delle culture che confluirono nel Partito Democratico. La politica, del resto, non cancella mai del tutto la sua origine.









