(SOLINAS)
Caro direttore,
la democrazia, in sé, non è il problema. È il sistema migliore che abbiamo per garantire libertà, rappresentanza e pluralismo. Ma funziona solo se chi la gestisce è all’altezza. Oggi, il vero cortocircuito è tra le istituzioni e chi le guida. I governi esitano, rimandano, evitano decisioni scomode. E così cresce l’insoddisfazione, il senso di vuoto, la voglia di scorciatoie. In questo clima, si cerca il leader forte, l’autocrate risolutivo. Non per nostalgia autoritaria, ma per disperazione democratica. Eppure, Mario Draghi ha dimostrato in Europa che non serve essere autocratici per essere efficaci. Serve autorevolezza, competenza, visione. Quando c’è chi sa decidere, il sistema si muove. Il problema è che la politica ha assorbito la logica dei social: uno vale uno, tutti opinano, pochi decidono. La leadership si è appiattita, la responsabilità si è dissolta. E così, anche la democrazia rischia di diventare una scatola vuota, dove il consenso conta più della competenza. Non serve meno democrazia. Serve più responsabilità. Serve il coraggio di scegliere, di spiegare, di assumersi il peso delle decisioni. Altrimenti, il vuoto sarà riempito da chi promette soluzioni semplici a problemi complessi. E lì, la democrazia non funziona più.










