«Sarebbe bello che qualcuno si autoconvocasse per fare il programma del centrosinistra, perché io vedo un grande immobilismo da questo punto di vista». Persino Rosy Bindi – il persino è necessario perché lei è un’incrollabile fan di Elly Schlein – mette il dito nella piaga: il centrosinistra non sta facendo nemmeno mezzo passo in avanti.

Lasciamo stare il merito della proposta, che evidentemente è una provocazione: ci mancano solo gli autoconvocati, i Cobas del campo largo – ma poi chi? – in un ennesimo Occupy Pd. E tuttavia Bindi ha ragione. Hanno lasciato evaporare il refolo del referendum di marzo, che comunque una spinta emotiva l’aveva data, i grandi capi del progressismo, certi di avere il vento – o il refolo – in poppa.

E quindi nessuno ha fatto niente, come quegli studenti svogliati che ad aprile smettono di studiare perché sicuri della promozione. Peccato che in politica non sia così. Non ti puoi permettere di gingillarti per due mesi. Il refolo cala dopo una settimana. E invece nulla è stato costruito sul programma; men che meno si è capito come si arriverà alla scelta del candidato premier.

Schlein gira l’Italia senza risparmiarsi, e fa benissimo. Però un’aspirante presidente del Consiglio non può dimenticarsi di andare all’assemblea degli industriali perché impegnata in un seminario al Nazareno con Drew Westen, in passato vicino a Barack Obama, consulente di comunicazione strategica per organizzazioni non profit e consigliere di organizzazioni progressiste.