Giuseppe Conte è tornato al lavoro dopo un’operazione, e doverosamente a Montecitorio il mondo politico lo ha salutato. La sua assenza è durata pochi giorni ma si è sentita. Nel senso che senza l’avvocato il Movimento 5 stelle non esiste, evapora. Il Movimento è il Partito di Conte ormai completamente. Nessun altro ha qualche idea diversa.
La Lega di Umberto Bossi, che per certi aspetti gli assomiglia (il tratto comune è il populismo), garantiva più dialettica. Dalla mistica casaleggiana della partecipazione della base e dell’uno vale uno, dalla stagione del frenetico attivismo dell’epopea grillina, passando poi per la fase dell’apertura del Parlamento come una scatoletta di tonno, siamo dunque giunti al partito di plastica che nulla contiene. Se non, appunto, un leader che ha come principale e anzi unico obiettivo quello di tornare a fare il presidente del Consiglio.
L’originaria collocazione “né di qua, né di là” ha lasciato il posto all’ingresso organico nel campo largo, che non si può definire, come in tutta Europa, “sinistra”, proprio perché Conte non si dichiara di sinistra e probabilmente ha capito per tempo che il ciclo della destra si va esaurendo. Lasciando però intatte le ambiguità politico-culturali del Movimento, a partire dalla linea morbidissima, ma è un eufemismo, verso Mosca.







