Debacle. Non facciamo troppi sofismi, ma sopratutto tanti giri di parole. Il naufragio del Movimento 5 Stelle alle elezioni regionali nelle Marche è palese. Siamo poco sopra il 5% e sotto i 30mila voti. E il confronto con il passato è drammatico. Basta riavvolgere il nastro per ammirare i pentastellati terzo partito marchigiano. Era solo lo scorso anno quando alle Europee il partito dell’avvocato del popolo, Giuseppe Conte, otteneva il 9,68%. Esattamente 63.637 suffragi. Facendo un salto indietro di altri due anni, politiche del 2022, il tachimetro segnava alla camera 13,58% (103.534 voti), mentre al senato 13,79% (104.970). Addirittura alla scorsa corsa alle regionali, anno domini 2020, Gian Mario Mercorelli concorreva per la poltrona di governatore guidando i grillini all’8,6%, leggasi 63.355 preferenze. Un’ecatombe.
Voti dimezzati, meglio dire sminuzzati.
Per di più perché dopo la querelle giudiziaria attorno a Matteo Ricci, Conte aveva fatto come Nanni Moretti. Misi nota di più se appoggio l’europarlamentare dem oppure se corriamo da soli? Tutta una questione morale e sentimentale che alla fine ha tramutato la sua corsa nel campo largo unito che però non è riuscito, in primis, a stoppare la riconferma di Francesco Acquaroli e in seconda istanza, ma la più importante per il M5S, a fermare l’emorragia di voti che tornata dopo tornata si accanisce contro i figli disconosciuti di Beppe Grillo.







