Alla Mecca non è nata una nuova Nato. Almeno non ancora. Ma il patto firmato il 7 agosto da Mohammed bin Salman, Recep Tayyip Erdogan e Shehbaz Sharif rappresenta più di una semplice dichiarazione politica. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno sottoscritto il Mecca Joint Defence Agreement, impegnandosi a considerare un attacco armato contro uno dei tre Paesi come un attacco contro tutti. Una formula che il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha definito, dal punto di vista tecnico, equivalente al principio alla base dell'articolo 5 dell'Alleanza Atlantica.
L'accordo prevede inoltre la creazione di un comitato ministeriale e di un segretariato permanente in Arabia Saudita. Erdogan ha già lasciato intendere che il progetto potrebbe allargarsi ad altri Paesi. Il nome che ricorre con maggiore insistenza è quello dell'Egitto. La domanda, dunque, è inevitabile: sta nascendo una Nato del mondo musulmano? La risposta, per ora, è no. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerare l'intesa soltanto come un'operazione simbolica.
Un articolo 5 senza una Nato
La differenza con la Nato è sostanziale. L'articolo 5 dell'Alleanza Atlantica non vive soltanto della frase secondo cui un attacco a un membro è un attacco a tutti. Alle sue spalle ci sono decenni di strutture militari integrate, comandi comuni, pianificazione, esercitazioni, interoperabilità delle forze armate, sistemi di intelligence e infrastrutture condivise.














