E così, dopo una gestazione lunga e, probabilmente, anche non priva di difficoltà in ragione dei preesistenti equilibri geopolitici, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno firmato, venerdì 7 agosto, un accordo congiunto denominato di “difesa alla Mecca”. Questo intesa è destinata a rafforzare la cooperazione militare tra le tre potenze regionali, aprendo la strada alla realizzazione di una nuova architettura di sicurezza nell’area del Golfo Persico.

L'accordo di “difesa della Mecca”, inoltre, è stato pensato in chiave di rafforzamento della deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione e stabilisce che, un attacco armato contro uno dei tre Paesi sottoscrittori verrebbe considerato un attacco a tutti. Una classica clausola presente in tutti i trattati e accordi avente natura di alleanza militare; tuttavia, è stato eccepito che l’accordo di che trattasi non fornisce dettagli chiari sugli impegni accettati da ciascuno e non resta ancora specificato quanto l’accordo sottoscritto potrebbe vincolarli a una particolare azione militare in difesa reciproca. Occorre ricordare che i tre Paesi firmatari dell’accordo sono impegnati già in altri accordi, per esempio, Riyadh è sempre vincolata a Washington per gli aspetti della difesa militare del suo territorio. A tal proposito giunge la dichiarazione del vicepresidente turco, Cevdet Yilmaz, che ha precisato: “si tratta di pura difesa reciproca e non abroga in alcun modo gli accordi preesistenti con altri Stati”. La Turchia, come sappiamo, resta sembra parte dell’Alleanza Nord Atlantica anche avendo sottoscritto questo nuovo accordo di “difesa della Mecca”.