Il Mecca Joint Defence Agreement, firmato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, rappresenta un significativo sviluppo strategico nel mondo islamico. L’accordo, pur dichiaratamente difensivo, mira a rafforzare la cooperazione militare e industriale, con un focus sull’integrazione delle industrie della difesa e la diffusione di tecnologie militari. Sebbene l’Iran rappresenti una potenziale sfida, la complessità delle relazioni regionali e le diverse alleanze dei tre Paesi potrebbero limitare l’impatto dell’accordo

Il Mecca Joint Defence Agreement, firmato nella città santa della Mecca dal Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dal Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, rappresenta uno dei più significativi sviluppi strategici nel mondo islamico degli ultimi decenni. L’accordo riunisce un blocco sunnita che si estende dall’Anatolia, attraverso la Penisola Arabica, fino all’Asia meridionale, unendo tre Paesi con una popolazione complessiva di circa 380 milioni di persone, di cui oltre 320 milioni sunniti.

Secondo le disposizioni rese pubbliche, un attacco armato contro uno dei tre membri sarà considerato un attacco contro tutti. L’intesa amplia la cooperazione militare, la condivisione di intelligence, la collaborazione nel settore dell’industria della difesa, la pianificazione congiunta e il coordinamento strategico. Tutti e tre i governi hanno sottolineato che il patto ha carattere esclusivamente difensivo, non è diretto contro alcun Paese specifico e non intende sostituire alleanze esistenti come la Nato o gli accordi bilaterali di difesa. Più che una nuova architettura di sicurezza, esso rappresenta la naturale evoluzione dell’Accordo di Mutua Difesa tra Arabia Saudita e Pakistan firmato nel 2025.