Riad, Ankara e Islamabad firmano l'accordo nella città più santa dell'Islam: mutua difesa e collaborazione militare. L'Iran attacca: «Un'intesa di carta». La clausola stile articolo 5 dell'Alleanza Atlantica e gli interessi in gioco
A La Mecca, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno siglato un patto militare fondato su una clausola di difesa collettiva vincolante che, per struttura e ambizione, richiama l’articolo 5 della Nato. Un’intesa che segna una svolta storica. La potenza nucleare di Islamabad, la capacità industriale e militare di Ankara e le immense risorse finanziarie di Riad vengono riunite in un’unica architettura strategica. L’obiettivo è duplice: ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e costruire una deterrenza autonoma capace di ridefinire gli equilibri regionali. Per i tre principali attori sunniti – da anni alla ricerca di un nuovo protagonismo internazionale – si apre così una fase inedita, destinata ad avere profonde ripercussioni sull’intero scacchiere mediorientale.
La reazione dell’Iran: «L’accordo di carta non darà sicurezza»
Sulla carta il nuovo patto non è diretto contro alcun Paese. Ma a giudicare dalla reazione di Teheran, la Repubblica islamica si sente chiamata in causa. «I sauditi devono capire che un accordo di carta con Turchia e Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come anni di sostegno unilaterale agli americani non l’hanno garantita», ha attaccato il portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, invitando Riad a cambiare politica «per non dover implorare la sicurezza altrui».










