Una mini Nato sunnita prende forma in Medio Oriente. Sullo sfondo della guerra in Iran e di nuovi allarmi per possibili attacchi coordinati dei proxy di Teheran contro Riad, i leader di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan si sono incontrati oggi a La Mecca per firmare un patto di mutua difesa. Il New York Times riporta che il testo dell’accordo non è stato reso pubblico e pertanto non sono del tutto chiari i reali obblighi dei firmatari ma il ministero degli Esteri del Pakistan ha fatto sapere che il patto stabilisce che un attacco contro uno dei Paesi firmatari “sarà considerato un attacco contro tutti”. L’accordo, recita una nota congiunta sottoscritta dalle tre nazioni, “punta a rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione” e “prevede inoltre il potenziamento di tutti gli aspetti della cooperazione in materia di difesa tra i tre Stati”. L’intesa appena siglata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dal principe ereditario saudita Bin Salman e dal primo ministro pachistano Shehbaz Sharif si basa su un accordo di difesa già esistente tra Riad e Islamabad. La scintilla che avrebbe portato alla negoziazione del patto in questione sarebbe l’avvio a febbraio dell’operazione Furia Epica in Iran da parte degli Stati Uniti, i quali, prima di autorizzare la campagna di bombardamenti contro il regime degli ayatollah, non hanno consultato gli alleati regionali mandando in crisi le relazioni storiche di Washington con i principali attori dell’area. Tra gli altri fattori contingenti ci sarebbero le preoccupazioni per l’espansione delle azioni militari di Israele, gli attacchi delle milizie filo israeliane in Iraq e Yemen ai danni della casa reale saudita e i dubbi sull’affidabilità dell’amministrazione Usa guidata da Donald Trump. Più in generale l’instabilità in Medio Oriente avrebbe dunque spinto molti Paesi a esplorare nuove modalità per rafforzare la propria sicurezza distaccandosi dall’ombrello americano, seppure nelle dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi dai rappresentanti regionali non vi sia, almeno a livello ufficiale, traccia di critica nei confronti dell’operato della Casa Bianca.L’accordo di difesa congiunta della Mecca non sarebbe rivolto contro nessun Paese in particolare e sarebbe aperto all’adesione di altri Stati. Da quanto si apprende, anche l’Egitto avrebbe partecipato alle discussioni sul patto. Nel presentare l’intesa, il già citato ministero degli Esteri di Islamabad ha sottolineato che il documento firmato oggi è stato “guidato dai legami storici di lunga data tra i tre Stati, basato sui duraturi vincoli di fratellanza e solidarietà islamica che li uniscono, e che si fonda sui loro interessi strategici condivisi e sulla consolidata cooperazione in materia di difesa”. Da Riad precisano inoltre che le tre nazioni musulmane non mirano a creare un nuovo “asse militare o blocco settario” né a innescare una corsa agli armamenti.Tante le incognite che si aprono dopo l’incontro a La Mecca dei massimi rappresentanti di Riad, Ankara e Islamabad (quet’ultima l’unica potenza nucleare tra i tre Paesi musulmani). Ogni Paese coinvolto nel patto tripartito vanta vari punti di forza ma anche problemi di sicurezza nei quali i partner coinvolti potrebbero non avere interesse ad intervenire. Basti pensare alle tensioni tra il Pakistan e l’India (per non parlare dei recenti scontri con l’Afghanistan). Non è poi sfuggito il fatto che, dopo i numerosi attacchi lanciati dagli iraniani e dai loro proxy contro Riad, Islamabad non sia intervenuta a difesa del suo alleato nonostante l’accordo siglato dalle due nazioni nel settembre 2025. Gli esperti rilevano che l’iniziativa odierna invia un messaggio alla Repubblica Islamica. A tal proposito, Umer Karim, ricercatore di un think tank con sede in Arabia Saudita, spiega che Teheran “non può semplicemente imporre la propria volontà di fronte alle nuove realtà che stanno emergendo e che hanno notevolmente rafforzato la posizione dell’Iran nella regione del Golfo”. Per il momento, riporta Al Jazeera, la reazione del regime degli ayatollah al patto di difesa dei tre Paesi sunniti è stata affidata al parlamentare di Teheran Ebrahim Rezaei, il quale in un post pubblicato su X ha scritto che “i sauditi devono sapere che un accordo sulla carta con la Turchia e il Pakistan non garantirà loro la sicurezza, così come anni di dipendenza unilaterale degli americani non hanno garantito loro la sicurezza”.
Nasce la “mini Nato sunnita”: cosa c’è dietro il patto tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan
L’intesa prevede che un attacco contro uno dei tre Paesi sia considerato un attacco contro tutti. Sullo sfondo, guerra in Iran e dubbi sull’ombrello Usa.










