Di: Agenzie/MgR Tre “pesi massimi” del mondo musulmano sunnita - Arabia Saudita, Pakistan e Turchia - hanno firmato oggi (7 agosto) alla Mecca un patto militare di mutua assistenza che contiene una clausola di legittima difesa collettiva, simile a quanto esiste nella NATO: un attacco armato contro una delle parti contraenti sarà considerato come un attacco contro tutti e tre i Paesi.A darne notizia, tra gli altri, il Ministero degli Esteri del Pakistan, con questo comunicato in lingua inglese. Il documento è stato firmato dal principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman (padrone di casa), dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. L’accordo, che non crea una vera e propria organizzazione, era in preparazione da quasi un anno. Pakistan e Arabia Saudita avevano già un accordo bilaterale di mutua assistenza. L’Arabia Saudita (35,2 milioni di abitanti) è il solo Paese arabo membro diretto del G20 e una potenza economica ed energetica di primo piano. Custodisce i due luoghi più santi dell islam: la Mecca e Medina.Il Pakistan (260 milioni di abitanti) è l’unico paese musulmano a possedere la bomba atomica, rappresenta gli interessi iraniani negli Stati Uniti - ruolo speculare a quello svolto dalla Svizzera a Teheran - e ha avuto un ruolo di primo piano nella mediazione tra Washington e Teheran culminata negli accordi del Bürgenstock. Il fatto che questa intesa sia naufragata dopo pochi giorni non sminuisce il peso di Islamabad, e in particolare del suo esercito. Il capo di stato maggiore è stato il negoziatore chiave in questa intesa.La novità è l’ingresso della Turchia (87 milioni di abitanti), membro della NATO (ha ospitato il vertice di quest’anno, di un’alleanza peraltro sempre più in crisi) e secondo esercito più grande dell’organizzazione (dopo gli Stati Uniti) ma anche, sulla carta, Paese che aspira un giorno a diventare membro dell’Unione europea (in realtà le trattative con Bruxelles sono ferme da anni). Una polizza di assicurazioneIl testo dell’accordo non è stato diffuso e i dettagli operativi (forze impegnate, dispiegamento delle truppe, regole di ingaggio,...) sono destinati a rimanere confidenziali. Ma il comunicato congiunto chiarisce che l’obbiettivo strategico è aumentare la deterrenza collettiva contro atti di aggressione esterni e promuovere la stabilità e la sicurezza regionale.Il primo paese a cui questo messaggio è rivolto è ovviamente l’Iran: in caso di escalation degli attacchi di Stati Uniti e Israele, Teheran ha minacciato di colpire l’Arabia saudita e i suoi interessi economici, per esempio facendo chiudere lo stretto di Bab el Mandeb (porta meridionale del Mar Rosso e del Canale di Suez) da parte dei suoi alleati yemeniti, gli Houthi.Da anni la guerra civile in corso nello Yemen è considerata un conflitto per procura tra gli Houthi, sostenuti dall’Iran, e il governo legittimo yemenita, alleato dei sauditi. Sembra siano stati i sauditi a intervenire per scongiurare nuovi e più pesanti bombardamenti statunitensi sull’Iran, per contenere il conflitto. Ma l’accordo è anche un messaggio agli Stati Uniti, che appaiono sempre più in difficoltà nel gestire un Medio Oriente ogni giorno più volatile. È come dire che non si può più fare solo affidamento sull’ombrello di Washington per la propria sicurezza. L’Arabia Saudita ha buone relazioni con gli USA ed ha firmato gli accordi di Abramo con Israele, anche se la piena normalizzazione delle relazioni è messa in difficoltà da quanto avviene nella striscia di Gaza. Il Pakistan, dal canto suo, è uno dei più stretti alleati, anche militari, della Cina.
Contro l’Iran nasce la “NATO” sunnita - RSI
Arabia Saudita, Pakistan e Turchia firmano alla Mecca un patto militare di difesa collettiva contro aggressioni esterne: un segnale chiaro all'Iran e agli Stati Uniti.










