Non abbiamo neanche avuto il tempo di capire gli effetti (e le eventuali conseguenze) che l’accordo di “difesa della Mecca”, appena sottoscritto tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan potrebbe sviluppare in quella regione tormentata da molte stratificate instabilità di diversi generi che già le cronache dei media locali, riprese da autorevoli agenzia stampa occidentali, hanno annunciato che gli Houthi, diventati oramai una presenza stabile negli episodi militari ispirati dall'Iran - in territorio yemenita - hanno attaccato l’importante raffineria di Jazan della Saudi Aramco di proprietà del Regno saudita. Esattamente due giorni dopo la firma dell’alleanza (domenica per chi legge), dopo che il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha firmato il patto di difesa con Turchia e Pakistan, in risposta alla crescente instabilità regionale determinata dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, un nuovo attacco mirato alle capacità produttive dell’Arabia saudita viene portato a segno dalle milizie houti.

L'alleanza tra musulmani sunniti di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, mirante a rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione e che stabilisce, tra l’altro, che un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre sarebbe considerato un attacco a tutti gli altri, viene messe subito alla prova dei fatti. Non è ancora stato reso noto se in seguito a quest’ennesimo attacco degli houti il Pakistan e/o la Turchia si unissero alla risposta che con alte probabilità i sauditi staranno pianificando quale conseguenza degli ultimi attacchi subiti.