La Procura di Pavia non ha ancora concluso gli accertamenti sulla nuova pista investigativa

Diciannove anni sono abbastanza per cambiare una città, una famiglia, una vita. Ma non abbastanza per allontanare il dolore. A Garlasco, il 13 agosto non è mai diventato un giorno come un altro. È rimasto quello in cui Chiara Poggi è uscita per sempre dal tempo della sua famiglia per entrare, da allora in poi, in quello della cronaca, dei processi, delle sentenze e delle domande.

Questa mattina i suoi genitori, Rita e Giuseppe Poggi, la ricorderanno come hanno fatto per quasi due decenni: con una messa e una visita alla sua tomba. Senza cercare parole nuove. Anzi, chiedendo che si fermino. “Vogliamo stare raccolti tra di noi, come abbiamo sempre fatto. Vogliamo solo ricordarla da soli e in silenzio”. È questa la richiesta dei Poggi: una frase semplice, quasi minima. E proprio per questo, difficile da ignorare, dopo mesi in cui il nome della figlia è tornato al centro dell’attenzione.

Perché mentre provavano a custodirne il ricordo, distanti da qualsiasi clamore e rumore, l'inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi è tornata a muoversi, con tutto il pesante seguito di ipotesi, ricostruzioni, perizie e di nomi. Soprattutto, è tornata una domanda che sembrava sopita da anni: chi ha ucciso Chiara Poggi?