di

Guido Conti*

«Bisogna camminarci davvero dentro al sabbione, nella canicola, per capire tutta la drammaticità di ciò che sta avvenendo. Il Po in agonia mi angoscia. Il disastro ambientale è già in atto, quello culturale non è da meno»

Ho camminato sulle sabbie roventi del Po nei luoghi a me famigliari: Stagno di Roccabianca, Casalmaggiore, Mezzani per fermarmi infine a Brescello e scendere sotto il ponte di Viadana per toccare l’acqua. Ci sono andato apposta nelle ore più calde per capire lo stato del fiume ridotto a un rigagnolo. Il termometro segna oltre quaranta gradi.

Fa impressione leggere sulla porta della casa dei pontieri le tacche delle grandi alluvioni storiche. Il 19 ottobre del 2000 alle ore otto, l’acqua segnava 9,06 metri sopra lo zero idrometrico. Oggi siamo a meno 8, un vuoto di quasi diciassette metri, una casa di quattro piani per intenderci sopra la mia testa.