Il giornalista non crede al movente confessato da Lavitola. Per lui si tratta di una strategia per uscire dal carcere. Intanto parte il casting per il nuovo conduttore: ecco chi c'è in pole position
«Non ci credo. Non credo al movente svelato da Lavitola durante l’interrogatorio a Rebibbia». Anche Sigfrido Ranucci non pensa che l’imprenditore abbia organizzato la bomba a Campo Ascolano per aumentargli la scorta. Lo ripete ai pochi che riescono a sentirlo, come riporta Repubblica. Per lui non sta in piedi. O meglio: è una strategia difensiva per uscire dal carcere e ottenere i domiciliari. O per nascondere i veri mandanti dell’attentato. Che secondo il conduttore di Report si nascondono tra i tanti nemici che si è fatto in questi anni. Ma intanto il Comitato Etico della Rai è pronto a inviare all’ad Giampaolo Rossi la sua relazione. Che porterà al sollevamento di Ranucci dall’incarico. E anche qui lui è pronto a dare battaglia: «Se proprio insistono, mi devono cacciare loro, così magari prendo pure un risarcimento da paura».
Il movente di Lavitola
Un retroscena di Repubblica racconta oggi la reazione del conduttore alle confessioni dell’amico. Anche perché la storia della scorta non regge. L’avvocato del giornalista ricorda: «Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021, confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno». Ma allora perché Lavitola ha detto così, visto che anche i tempi lo smentiscono? E perché l’avvocato Sergio Cola, che lo assiste, su Ranucci si è limitato a un no comment? Ranucci si sente sotto assedio. Ma non intende arrendersi. Soprattutto ora, mentre in molti lo danno per finito.












