C'è la crisi migratoria di Ceuta, che rischia di ripartire se, è il timore delle intelligence, altre persone tenteranno di varcare la frontiera a Ferragosto, entrando in territorio spagnolo. C'è l'Italia che sospende per questa ragione il trattato di Schengen con Madrid. C'è la Danimarca che minaccia di seguirla. E poi c'è un nuovo fronte, meno urlato ma non meno complicato: le tensioni tra Germania e Italia sul rientro nel nostro Paese dei cosiddetti dublinanti: migranti che sono sbarcati in Italia e avrebbero dovuto fare richiesta d'asilo qui, ma invece sono andati in altri Stati. Il nodo è intricato e va sciolto in una settimana: la prima migrante, una ragazza somala, dovrebbe essere portata in Italia il 19 agosto, anche se ha chiesto di restare in Germania, dove c'è la sua famiglia.
Se con la Spagna l'Italia ha forzato, con la Germania cerca la mediazione. Ma con Berlino ci sono distanze profonde. Riguardano l'interpretazione due diversi accordi bilaterali e informali. Intervistato da Alessandro Sallusti a 10 minuti, su Rete 4 il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, tiene i toni bassi. Non c'è, dice il titolare del Viminale, "nessun braccio di ferro, con la Germania abbiamo un rapporto di stretta collaborazione. Riteniamo che quello che riguarda i dublinanti sia stata oggetto di un accordo che ha azzerato i precedenti". In più, sostiene, "c'è il tema delle navi Ong". Si riferisce al fatto che in Italia sono stati portati migranti soccorsi da imbarazioni battenti bandiera tedesca. L'idea del governo italiano è che la loro accoglienza sia una compensazione. E che quindi nessun rifugiato possa essere rimandato dalla Germania all'Italia. Il problema è che la Germania la pensa diversamente. E ritiene che ci sia un altro accordo con Roma che obblighi il governo ad accogliere i dublinanti: "Comporremo la questione con l'equilibrio con cui abbiamo sempre caratterizzato i nostri rapporti finora", spera Piantedosi.











