Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiSchengen e più in generale l’immigrazione hanno messo in fibrillazione l’Ue, con la solidarietà (c’è mai stata?) buttata nel cestino e le reciproche ripicche. Un problema (grave) per un’Europa già non troppo in salute. Non sarà facile turare la falla poiché quello dell’immigrazione è un nervo scoperto e in molti paesi si profilano le elezioni, con questo tema al centro della campagna elettorale. Però, nonostante tutto, l’Ue dovrà cercare di serrare le file affinché i bisticci tra Italia, Spagna e Germania (e non solo) non facciano sprofondare l’Unione in un vortice senza ritorno. Che fare e come affrontare il problema dell’immigrazione e della sicurezza delle frontiere dopo i fatti di Ceuta? Le osservazioni e i giudizi di chi studia questi fenomeni possono fornire indicazioni su come affrontare la complessa questione.
Sindrome da assedio. Ne parla Stefano Stefanini, ex diplomatico in Usa e Russia ed ex ambasciatore alla Nato: «Quello che angoscia l’Europa non è il timore dell’approdo di qualche naufrago di Ceuta nelle nostre città. Ne sono sbarcati infinitamente di più a Lampedusa o a Lesbo. Ma il vederli, in diretta, rompere le barriere che gli negavano l’accesso al fazzoletto spagnolo in terra africana ha portato a galla la vera paura europea: quella di non controllare l’immigrazione. Di lì le ansie, la sindrome da assedio e la risposta della maggioranza dei governi dell’Ue, senza far troppo caso a due fattori determinanti della vicenda: la complicità di Rabat nell’innescare la fuga verso Ceuta, la prontezza della Spagna nel far rientrare in Marocco il 96% dei migranti illegalmente entrati. Le forze di polizia di Ceuta erano state sopraffatte. Madrid ha fatto intervenire l’esercito».














