Milano – Ora sono i biologi, attraverso la Federazione dei loro Ordini professionali – la Fnob –, a chiedere regole più solide nei centri di procreazione medicalmente assistita, dopo il “mix up”, lo scambio di provette avvenuto il 23 luglio al San Raffaele.

“L’errore umano”

L’“errore umano” l’avrebbero commesso proprio due loro colleghe, secondo quanto ha rappresentato, in un’intervista al Corriere della Sera, il responsabile del centro Pma dell’Irccs privato accreditato milanese Enrico Papaleo: quella mattina una delle due biologhe addette al transfer - una esegue, l’altra fa da testimone proprio per evitare errori - avrebbe “letto la riga sbagliata del programma” e dunque estratto dagli incubatori l’embrione sviluppato dall’ovulo prelevato a una donna alcuni giorni prima fecondato con uno spermatozoo del compagno, mentre in sala ad attendere c’era un’altra paziente.

Cos’è successo

In laboratorio, la biologa “testimone“ “ha verificato che le piastre fossero della paziente B, ed erano della B”. Ma intanto “in sala era entrata la paziente A, le hanno controllato braccialetto e scheda di laboratorio: entrambi della A, corretti. Ma erano convinte di aver già verificato anche le sue piastre”. Che però “erano di B. Il double check era stato eseguito”, però i “doppi controlli“ non si sarebbero “parlati“ tra loro: “In sala c’era la paziente A mentre pochi minuti prima avevamo preparato la B”. Pure i cognomi delle due donne erano “diversi, ma la discrepanza è sfuggita a entrambe le operatrici”.