Dopo l'embrione trasferito alla donna sbagliata, emerge un precedente nel centro di Procreazione medicalmente assistita di Milano

Il caso dell’embrione di una coppia trasferito per errore alla donna sbagliata non sarebbe un episodio isolato all’interno del centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) dell’ospedale San Raffaele di Milano. L’episodio, avvenuto lo scorso luglio e definito dalla struttura un «errore umano», arriva infatti dopo un’altra vicenda che, circa un anno fa, aveva coinvolto dodici coppie sottoposte a un percorso di fecondazione assistita.

La vicenda risale a circa un anno fa, dopo il prelievo degli ovociti e la fecondazione con gli spermatozoi, gli embrioni erano stati collocati nelle piastre contenenti il terreno di coltura, dove avrebbero dovuto svilupparsi fino allo stadio necessario per il successivo trasferimento nell’utero. A compromettere la procedura sarebbe stata una «non conformità del terreno di coltura» che, secondo quanto riferito dallo stesso San Raffaele a una delle coppie intervistata dal Tgr Lombardia, avrebbe compromesso la progressione degli embrioni. Questi, di conseguenza, non poterono essere utilizzati. La struttura aveva convocato quindi le dodici coppie per procedere con nuovi prelievi e segnalato l’accaduto come evento avverso al Centro nazionale trapianti. L’ipotesi avanzata dai responsabili del laboratorio era che all’origine del problema ci fosse il terreno di coltura, acquistato da fornitori esterni.