Al San Raffaele a Milano è avvenuto uno scambio di provette: a una donna è stato impiantato l’embrione di un’altra coppia.
Un errore umano, che ha generato caos in un momento in cui due coppie si apprestavano a esaudire la loro volontà di diventare genitori. Al centro di procreazione medicalmente assistita dell'ospedale San Raffaele a Milano – struttura considerata d'eccellenza in Lombardia – a fine luglio si è scatenato il panico. Il motivo? Uno scambio di provetta.
In un momento così delicato per due coppie, desiderose di diventare genitori, è stato impiantato un embrione alla donna sbagliata. In poche parole, la mattina del 23 luglio, due donne avrebbero dovuto sottoporsi alla pratica. Mentre erano in sala d'aspetto, forse agitate o comunque felici per il passo che stavano per compiere, una delle due è stata chiamata dal personale. Le è stato quindi detto che era arrivato il suo momento. La donna è così entrata, sicuramente certa che l'embrione che le stavano per impiantare, era quello destinata a lei. Una volta concluso il tutto, il personale si è però accorto dell'errore: quell'embrione era per l'altra donna, la stessa con cui magari qualche attimo prima era fuori ad attendere.
In una relazione, che è stata riportata dal quotidiano La Repubblica, si legge infatti che l'accaduto è stato inquadrato come una "errata interpretazione della sequenza delle pazienti sul programma operativo". In poche parole, l'embrione sarebbe stato impiantato sulla seconda paziente della lista per quello che, va detto, è da ritenersi un errore umano. Appena compreso quanto accaduto, il personale ha immediatamente avvisato i propri responsabili e ovviamente la direzione sanitaria dell'ospedale, che si è trovata con una bella gatta da pelare. E mentre i grandi capi cercavano di comprendere come gestire il tutto, avvisando ovviamente Regione Lombardia e quindi l'assessorato al Welfare, guidato da Guido Bertolaso, e poi il ministero della Salute; il personale ha avvisato la donna, a cui era stato impiantato l'embrione sbagliato, dell'accaduto. Con lei, c'era anche il compagno. Alla coppia è stato spiegato tutto per filo e per segno. Niente bugie. E i due, a quanto pare, avrebbero compreso l'accaduto e hanno accettato la soluzione offerta: "procedere a una aspirazione endometriale per ridurre, per quanto ragionevolmente possibile, il rischio di prosecuzione del processo di impianto".










