di
Allegra Ferrante
L'errore risale a due settimane fa. Il centro segue oltre 1.000 coppie nei percorsi di fecondazione in vitro omologa e quasi 200 coppie nei percorsi di fecondazione eterologa
«Resteremo al San Raffaele». Le due coppie dello scambio del 23 luglio al Centro di procreazione assistita non andranno in un altro ospedale: per una «errata interpretazione della sequenza delle pazienti» l’embrione destinato alla seconda donna in lista era stato trasferito nell’utero della prima. «Profondo rammarico», scrive l’ospedale, che riconosce l’«errore umano», assicura la massima assistenza a tutte le famiglie coinvolte e racconta di aver agito subito: «Già due settimane fa sono state avviate le opportune ispezioni e attuate le misure correttive». Una di queste è stata effettuata congiuntamente al Ministero della salute, i cui approfondimenti sono ancora in corso.
È seguita la sospensione del laboratorio, disposta dall’Ats Città metropolitana di Milano per almeno 15 giorni. Alle 11.05 è stata preparata per la procedura la seconda paziente al posto della prima: quando è entrata in sala, la piastra pronta conteneva già l’embrione dell’altra. Le due biologhe non hanno colto la discordanza; otto minuti dopo l’errore è stato individuato, ma l’embrione era già stato trasferito. Il «witnessing», il sistema elettronico di identificazione e tracciabilità a radiofrequenza che avrebbe potuto evitare lo scambio, era stato approvato il 21 luglio, due giorni prima, ma ancora non era stato installato.










