di
Allegra Ferrante
Parla il responsabile del Centro Scienze della Natalità dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano
«Uno ogni 26 mila transfer». Enrico Papaleo, responsabile del Centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Raffaele di Milano, misura così l’errore umano che il 23 luglio ha portato allo scambio di provette: nel suo laboratorio di Embriologia, poi sospeso dall’Ats cittadina per almeno 15 giorni, l’embrione di una coppia è stato trasferito nell’utero della paziente dell’altra.
Dottor Papaleo, torniamo a quella mattina. Com’era organizzato il lavoro?«Erano previsti due transfer. Le due biologhe (chi esegue e chi fa da testimone) preparavano le piastre con gli embrioni mentre la paziente, in parallelo, veniva identificata in sala pre-ricovero da medico e infermieri. Era la sequenza che usavamo allora».










