Piazze e strade deserte, locali semi deserti, pochissima gente in giro e parcheggi vuoti nel secondo weekend dopo la scossa più forte di sempre. A Pozzuoli si è spenta la movida, effetto collaterale di una crisi sempre più palpabile. Come la paura che tiene lontani gli aficionados della movida, da Arco Felice a Lucrino, passando per via Napoli, il centro storico e la Darsena. «La gente non viene, ha paura», racconta Pippo Tortorelli, titolare del “Rose and Crown”, il più antico pub di Pozzuoli che da 32 anni affaccia sul lungomare di via Napoli. «Siamo intorno al 75% di perdite registrate in questi nove giorni dopo quel maledetto venerdì 31 luglio. Fino a quando potremo andare avanti? Il problema tra poco sarà rappresentato dal personale che saremo chiamati a pagare senza incassare soldi a sufficienza. Se non arriveranno aiuti saremo costretti licenziare».
LO SCENARIO Pochissima gente di sabato sera affolla un lungomare dove la presenza degli sfollati e dei gazebo della Protezione Civile stride con la voglia del ritorno a una normalità che non arriva. Da via Napoli al centro storico di Pozzuoli è un continuum di strade transennate e palazzi sgomberati che fortificano l’immagine di una città ferita dalle scosse. Le strade, che normalmente si paralizzano per il traffico della movida alle 22 di sabato sera sono vuote, come i posti auto sulle strisce blu, evento raro da questi parti. In Piazza della Repubblica c’è qualche famiglia che passeggia davanti alle transenne poste davanti alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, nuovamente danneggiata dalle scosse e un po’ di gente seduta all’esterno di una pizzeria. Il resto è desolazione. A mantenere viva la voglia di svago c’è la Darsena, che sembra dare una parvenza di normalità, con le luci e la musica in sottofondo dei locali, ma anche qui le perdite sono enormi: «La gente non viene, c’è troppa paura e in tanti chiamano per chiedere se siamo ancora aperti. Il calo qui è del 60-70%, ma noi aspettiamo, sperando che il tempo passi e che le scosse si fermino come è accaduto due anni fa», racconta Michele Vanacore, del bar e ristorante “Il Gozzetto”. Vuoti gli spazi davanti a “Piazza a mare” (interdetta per i lavori) e nella villa comunale che ogni sabato sera si riempivano di giovanissimi proprio come i giardinetti davanti all’istituto “Vittorio Emanuele” di Arco Felice, nuovo punto caldo della movida flegrea che da giorni è deserto. La paura tiene lontani anche molti ragazzini, che, ironia della sorte, dall’inizio della crisi si stanno dando appuntamento in prossimità dei punti di raccolta della Protezione Civile, in particolare a Largo Palazzine, dove la presenza di volontari e gazebo sembra dare loro un senso di protezione e sicurezza. Clienti decimati anche nei pub, pizzerie e ristoranti di Arco Felice dove, a rendere più desolante lo scenario, è la chiusura dell’Up Down, il bar-caffetteria che per 24 ore su 24 tutti i giorni teneva viva la piazza: lo stop alle attività è arrivato la settimana scorsa in seguito allo sgombero della palazzina in cui sorge l’attività commerciale che, ironia della sorte, non ha avuto danni. Lo sguardo, dopo una settimana di tregua del bradisismo, è rivolto ora al Ferragosto che si preannuncia povero. «Stanno arrivando numerose disdette, per la giornata del 15 agosto ho appena 10 prenotazioni contro le 150 dello scorso anno. Solitamente di questi tempi viene molta gente dalla provincia, oggi invece non arriva più nessuno. - spiega Gennaro Pietropaolo, titolare del ristorante “Casa Mia” al Tempio di Serapide – Noi commercianti teniamo viva la città tenendo aperte le nostre attività ma se non ci aiutano è la fine». LA LETTERA L’ennesimo grido di aiuto è stato lanciato ieri con una lettera indirizzata ai ministri del Turismo, delle Imprese e del Made in Italy, al presidente della Regione Campania e al prefetto di Napoli a firma di Confcommercio Pozzuoli, Unimpresa Pozzuoli, Federalberghi Campi Flegrei, Campi Flegrei Active, Cesi e Cna. Le sei sigle sindacali chiedono l’attivazione di una serie di misure tra cui l’annullamento dei tributi locali per l’anno in corso; la sospensione dei contributi previdenziali, degli adempimenti fiscali e dei relativi versamenti; la sospensione delle rate di mutui, finanziamenti bancari e leasing; l’attivazione di specifici ammortizzatori sociali, mediante cassa integrazione straordinaria per le imprese costrette alla sospensione o alla riduzione dell’attività; l’istituzione di un contributo straordinario a fondo perduto, destinato alle imprese operanti alla data dell’evento sismico e alle nuove iniziative imprenditoriali che decideranno di investire nel territorio. «Le imprese di Pozzuoli - si legge nella lettera - hanno sempre dimostrato resilienza, capacità di adattamento e un profondo attaccamento al proprio territorio. Oggi, tuttavia, tali qualità non sono più sufficienti. Senza un intervento rapido e concreto delle Istituzioni, il rischio è quello di assistere alla chiusura di numerose attività economiche, alla perdita di centinaia di posti di lavoro e a un progressivo impoverimento del tessuto economico e sociale dell’intera area flegrea».










