Il Mediterraneo costiero e profondo è un’area di interesse geoeconomico, e quindi geopolitico, primario per l’Italia: connessioni per i flussi commerciali globali, costi dell’energia importata e sicurezza. Pertanto è una priorità strategica per Roma valutare le conseguenze dell’accordo della Mecca, siglato tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia.

Qui un’analisi preliminare condotta dal mio Think tank Stratematica (da poco modificato da euroamericano a G7+ con nuovi inserimenti) divisa tra breve e lungo periodo per valutare vantaggi e svantaggi e conseguenti adattamenti della politica estera.

Breve termine. Va segnalato che l’ingaggio dei tre poteri sunniti per difenderne uno congiuntamente se attaccato, collegato all’impegno di tutelare la libertà di navigazione negli Stretti di Hormuz e Bab el Mandeb contro attacchi iraniani e dei loro proxy Huthi è un vantaggio prospettico per gli interessi italiani perché facilita i flussi commerciali via mare e la calmierazione dei prezzi dell’energia importata.

La collaborazione di sicurezza tra Italia, altri europei e Arabia è già da tempo in atto con attenzione ai flussi nel Mar Rosso e Suez. Tale valutazione di vantaggio, con la conseguenza del pieno sostegno a breve all’Accordo della Mecca, è collegata alla difficoltà degli Stati Uniti di produrre una deterrenza sufficiente per impedire all’Iran azioni offensive: il sostegno turco e pakistano ha un potenziale sufficiente per dissuadere l’Iran stesso e calmare, se non eliminare, le milizie Huthi che occupano metà Yemen. In sintesi, nel breve, per l’Italia l’accordo della Mecca è utile, dove il punto di utilità prioritaria è la sicurezza e fluidità dei transiti.