Il Vibrio vulnificus, batterio noto alle cronache come “batterio mangiacarne”, non riguarda soltanto gli Stati Uniti. La sua presenza, come testimonia Fanpage, è stata infatti oggetto di studio anche nello Stretto di Messina: una ricerca pubblicata nel 2005 e condotta dall’Università di Messina ne aveva analizzato la diffusione nelle acque e nel plancton dell’area.Il tema è tornato d’attualità per l’aumento dei casi registrato in alcune zone costiere degli Stati Uniti, in particolare in Florida e Louisiana. Il batterio prolifera soprattutto in acque calde e salmastre e, in determinate condizioni, può provocare infezioni molto gravi.Il contagio può avvenire attraverso il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, oppure tramite il contatto di ferite, anche di piccole dimensioni, con acqua contaminata. Le infezioni più severe possono interessare i tessuti e richiedere cure tempestive.L’aumento delle temperature marine viene considerato tra i fattori che possono favorire la diffusione del Vibrio in nuove aree. Proprio per questo, anche gli studi condotti nel Mediterraneo, compreso quello relativo allo Stretto di Messina, assumono particolare interesse nel monitoraggio del fenomeno.