Tra applausi e reazioni contrarie, l’Odissea di Nolan conquista l’audience cinematografica, ma lascia nell’ombra alcune protagoniste.
Un colosso del cinema, uscito da poco sul grande schermo, è stato chiaramente pensato e realizzato in modo magistrale. Non si può dire che Christopher Nolan non abbia reso omaggio a uno dei poemi fondanti della cultura occidentale. Eppure, qualcosa, anzi qualcuno, sembra essere stato messo un po’ all’angolo. I personaggi femminili, seppur interpretati con intensità e maestria da attrici di grande calibro, nel film si spogliano della loro centralità. Il focus delle scene punta al protagonista del viaggio, Ulisse, e alle prove che lo attendono, lasciando poco spazio cinematografico ad altre protagoniste.
Donne di contorno?
Il percorso dell’eroe omerico prende forma grazie alle donne che ne orientano il destino. Ma il racconto di Nolan sembra in parte dimenticarle, relegandole sullo sfondo. Sembrano essere state costruite in funzione dell’eroe, senza alcuna evoluzione propria, sottratte del ruolo centrale che appartiene loro nel poema originale.
Come Atena, che con saggezza e attenzione accompagna l’eroe durante l’intero viaggio di ritorno a Itaca. Eppure Nolan attribuisce pochissime battute, tra cui annuire e scuotere il capo in disapprovazione, mentre nell’epopea è una delle principali artefici del destino di Ulisse. Come Calipso, di cui non sappiamo null’altro se non che ha tenuto Ulisse prigioniero su quell’isola per sette lunghi anni. Come Penelope, donna e moglie devota che rivendica il potere della propria corona. E la maga Circe, una donna che nasconde il proprio dolore dietro un’apparente crudeltà, che non viene sviluppato oltre. Di Elena, la donna dalla bellezza quasi divina e inarrivabile, causa scatenante della guerra di Troia, che porta con sé i sensi di colpa per i conflitti e le conseguenze che ne sono seguite, vediamo ben poco.









