"Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore". ’La locomotiva’ di Francesco Guccini, dopo la morte, è stracolma di persone. Nelle vie, nelle piazze, nelle strade. ’Il Maestro’ è nelle note, nelle parole, nelle poesie cantate tra un abbraccio e una lacrima, un sorriso e un pianto. Bologna giovedì sera, giorno della scomparsa di uno dei cantautori più importanti della storia italiana, è riuscita a creare un vero e proprio rito collettivo. Nel rione in cui Guccini ha vissuto una fetta importante della sua vita, dagli anni ’70 al 2012. Via Paolo Fabbri 43, da cui nasce anche l’omonimo album, è diventata una camera ardente a cielo aperto. Persone in fila davanti al portone di casa, mazzi di fiori, ceri, messaggi di cordoglio. Uomini, donne, giovani, nonni, bambini. Pensionati, lavoratori, studenti. E poi il canto popolare, "quello che unisce, che fa superare il dolore della perdita per trasformarlo in qualcosa che riempie il cuore".
Il collettivo CantateBologna, composto da una ventina di persone che vanno dai 20 ai 50 anni, ha deciso che Guccini meritasse un momento del genere. "Ed eravamo sicuri che Bologna rispondesse così – raccontano Daniele e David a nome di tutti i componenti scesi in strada con gli strumenti musicali –. Francesco era uno di noi. Sentivamo un senso di dovere, per tutto quello che ci ha dato, sia in termini di musica sia in termini di emozioni. E ritrovarci davanti casa sua era il luogo più adatto. Nessuno in quell’abitazione ci è mai entrato, ma è come se tutti l’avessimo vissuta".












