Da sempre di sinistra, non ha mai nascosto il suo disprezzo per il mondo conservatore: l'idea del cantautore come bardo trasversale dell'onore va respintadi Daniele Dell'Orcovenerdì 7 agosto 20263' di letturaL’eterna illusione di poter “adottare” alcuni grandi profili artistici e intellettuali è tipica di una parte della destra. Ma l’idea di Francesco Guccini come bardo trasversale dell’onore e della ribellione dev’essere respinta senza troppi complimenti. Idealizzare il cantautore di Pavana, indiscutibilmente pregevole dal punto di vista artistico e musicale, non è solo una leggerezza culturale, ma un cortocircuito logico.Guccini non è mai stato “di tutti”, né ha mai fatto nulla per esserlo. Cantava con orgoglio la sua tendenza a voler essere odiato, ma è stato, è ed è sempre voluto rimanere un uomo di parte, barricato in una sinistra che lui definiva libertaria, ma di certo è rimasta radicalmente ostile al mondo della destra. Un tipo di sinistra-sinistra rappresentata alla grande oggi dal campo largo, che trova la sua compattezza solo quando incolpa il governo anche dell’afa.CORDOGLIO

In queste ore di cordoglio, centinaia di esponenti politici e militanti di destra stanno condividendo le sue canzoni, ma speriamo non dimentichino la considerazione che Guccini aveva di loro. E della politica. Si pensi a La Locomotiva, non una favola romantica sul progresso ma il racconto romanzato dell’attentato anarchico del macchinista Pietro Rigosi (1893), un eversivo che sceglie la via del sabotaggio e del pericolo pubblico per affermare un’idea. Il succedaneo di oggi sarebbe uno scalmanato No Tav. E in un brano nostalgico e generazionale come Eskimo, Guccini fotografa con compiacimento l’uniforme d’ordinanza della gioventù di sinistra e studentesca, mettendola in aperto e ideologico contrasto con il “paletot” borghese, che all’epoca significava chiunque non fosse come loro. E chi pensa di trovare una sponda di destra nella celebre Primavera di Praga prende un granchio solenne: la sua durissima invettiva contro i carri armati sovietici nel 1968 non nasce da un’apertura al pensiero conservatore, ma da un anarchismo che rigetta il totalitarismo rosso solo per rivendicare un «socialismo dal volto umano». La sua critica a Mosca è una faida tutta interna alla sinistra, che a destra non ci guarda proprio. E del resto Guccini stesso ha sempre mantenuto la coerenza dello sdegno. Con le parole, oltre che con le canzoni, ha dileggiato e attaccato frontalmente la destra con una continuità quasi ossessiva.[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48794803]]ICONA