Francesco Guccini (Photo by Roberto Serra - Iguana )Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciFrancesco Guccini politico, Guccini il ribelle, Guccini cantore dell’Emilia. Ma dal cuore riemergono anche i versi del Guccini ’maledetto’, profeta del disincanto e dello scetticismo mentre il resto del mondo corre dietro il ’think positive’, il pensare positivo, il ‘tutto quello che accade ha un senso’, il ’se vuoi, puoi’. Agnostico più che ateo, la parabola artistica del Maestro è punteggiata di riferimenti agli interrogativi ultimi dell’esistenza, espressioni di un’anima anarchica che fatica a concepire masse felici composte da individui infelici: il male di vivere, gli incontri solo sfiorati, le occasioni perdute. E ancora, il sonno e il vino per lenire gli affanni del cuore, l’insoddisfazione permanente («di chi aspetta sempre l’inverno per desiderare una nuova estate»), gli oggetti e le immagini del quotidiano («i cortili bagnati, la pianura infinita, l’aereo che porta lontano») ordinarie e banali, ma che sublimate nelle strofe diventano motivo di nobile struggimento.

In Autogrill l’avventore attratto dalla barista vagheggia di fuggire insieme a lei («Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia? Non lasciamo che trabocchi, vieni, andiamo, andiamo via»). Attimo sospeso e solenne, frantumato però dall’arrivo di una coppia di altri clienti sulle note graffianti di un sassofono che riconduce le due esistenze al consueto spleen e decreta l’inesorabile chiusura del varco che li avrebbe invece salvati. In Lettera il racconto culmina nell’indimenticabile quartina: «L’ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa...che chiami...vita...», il fluire dei giorni senza un orizzonte (’Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni’), Incontro («Noi corriamo sempre in una direzione. Ma qual sia e che senso abbia chi lo sa»), «Lo sai che non siamo più nulla?» (Quello che non...).