HomeBolognaCronaca“Non sono un impiegato al catasto della musica”. Francesco Guccini, la vita come una poesia (e viceversa)“Mi sento fortunato, perché ho incrociato tempi giusti per canzoni come le mie e perché non sono dovuto andare in giro a farle sentire, ma è stata la discografia a venire a chiedermi se, oltre a scriverle, volessi pure inciderle”Francesco GucciniRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciBologna – L’ultimo giorno è andato. “Con un italianista di Modena amico mio parliamo spesso della mia supposta ‘modenesità’, effettivamente sono nato lì e mantengo qualche traccia di dialetto nella parlata, ma il mio posto è Pavana” diceva Francesco Guccini, scomparso oggi 6 agosto a 86 anni proprio fra le sue genti d’Appennino. “Ricordo ancora quando da bambino e partivo con i miei passando da Bologna dove, al Piazzale Ovest, partivano i treni della Porrettana che erano ancora a vapore e in galleria dovevi turarti il naso per non respirare carbone”.
Francesco Guccini
Immagini virate nostalgia, ma anche tenerezza per quella gioventù che soffia i suoi ricordi in diverse canzoni del sacro repertorio. “La mia generazione è sopravvissuta in maniera curiosa; noi eravamo quelli che giocavano in strada e si sbucciavano le ginocchia o si rompevamo un dente senza il controllo di madri premurose”, ricordava. “Noi non abbiamo mai mangiato merendine industriali, né avuto paura degli acari, io ho bevuto addirittura l’acqua del fiume. Più che sopravvissuti direi miracolati, a giudicarla coi parametri d’oggi”.











