“Ognuno di noi ha un proprio Guccini. Una frase di una canzone che torna alla mente nei momenti importanti della vita, una pagina di un suo libro, un verso che ci è rimasto dentro. Quando se ne va un artista come lui, non perdiamo soltanto un grande protagonista della cultura italiana: salutiamo qualcuno che, in modi diversi, ha fatto parte della nostra storia personale”.
Dubito che avrei potuto trovare parole migliori di quelle pronunciate questa mattina dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti per dare il mio personale saluto a Francesco Guccini. Scrivere un ricordo del proprio artista preferito è già di per sé difficile. Scriverlo per colui che si considera il proprio maestro d’elezione lo è ancora di più. Ringrazio dunque Mezzetti per aver saputo dare la giusta forma a quel sentimento che io, lui e milioni di altri italiani stiamo provando in questo momento.
D’altronde, da cantore era proprio questo che Guccini sapeva fare meglio: dare forma ai sentimenti e alle emozioni, fissarli per sempre nel tempo in una manciata di versi dolcemente accompagnati dalle note musicali, creando così delle scene di vita quotidiana in cui ognuno di noi è riuscito a immedesimarsi e a sentirle come sue. L’entusiasmo, la rabbia, le sbronze, “dati, causa e pretesto”, gli amori andati bene, quelli andati male, Bologna “la grassa e l’umana, già un poco Romagna ma in odor di Toscana”, e ancora le osterie, l’Asia di Marco Polo, l’atomica cinese, “Venezia che muore”, frati, pensionati, Colombo e Odisseo, Che Guevara, il G8 di Genova, la tragedia dell’Olocausto, Shakespeare, l’Appennino.











