Il suo antifascismo non era un problema per i gucciniani di segno opposto. Con Solinas pubblicò alcuni libri. Leggeva Pound e Borges. Poi il "no" a Giorgiadi Annalisa Terranovavenerdì 7 agosto 20264' di letturaLasceremo ad altri il parlare dell’impegno civile di Francesco Guccini. Qua scriviamo di quanto e come la destra lo abbia amato (non tutta, non sempre) anche prima che una Giorgia Meloni giovanissima, al congresso di Azione giovani (formazione dei ragazzi di An) citasse i versi di Cirano: «Tornate a casa nani, levatevi davanti/ per la mia rabbia enorme mi servono giganti». Lui, rinchiuso nella sua Pavana a pensare ai tanti volti conosciuti come il pensionato che aveva cantato nell’album Via Paolo Fabbri 43, non ha mai ricambiato la cortesia, ostentando disprezzo per la destra al potere in Italia, osservando che non avevano cultura, raccontando che Giorgia Meloni lo aveva invitato a Atreju ma lui, con garbo, aveva rifiutato. E cantando poi, ad uso di una sinistra caotica e fattasi per lui incomprensibile, “o partigiano, portateli via”. I fascisti, ovviamente. Salvini, Meloni, Berlusconi contro cui “faremo la resistenza”. Accadeva cinque anni fa. In tanti ieri hanno ripreso quel video. Ma pochi sanno che coi “fascisti” Guccini ci aveva scritto un libro, C’eravamo tanto a(r)mati, curato da Maurizio Cabona e Stenio Solinas, uscito nel 1983. Lì aveva scritto dei suoi anni Settanta, confessando: «Io sono quello che in assoluto ha fatto meno canzoni politiche, eppure in quegli anni mi hanno preso per il più politicizzato».Guccini, "Giorgia Meloni furba, pericolosa. E...", quell'ultimo affondo"Furba. Intelligente. Pericolosa. E urla troppo": Francesco Guccini lo aveva detto di Giorgia Meloni in un'...EMOZIONI E IMPEGNO