di Marta Serafini

A loro è stato tolto tutto: lo studio, il lavoro, l’autonomia. A 25 anni dall’11 settembre e a 5 dal ritorno dei talebani, non possono andare in palestra, non possono cantare né parlare ad alta voce. Non vengono curate, perché ai medici uomini è vietato visitarle e di personale femminile in ospedale non ce n’è quasi più

«Quando andiamo al parco, ci sono giorni in cui fanno entrare le donne. Ma non le ragazze più grandi, quelle di 14 o 16 anni. Solo le bambine. Allora mia figlia mi guarda e mi chiede: “Mamma, perché tu non vieni con me?”. E io non so cosa risponderle».Farah si ferma. Un nodo le spezza la voce. Piange. È una ginecologa, una delle poche donne che ancora lavorano in Afghanistan. È nata sotto i talebani, ha visto nel 2001 l’arrivo degli americani, la caduta dell’Emirato, le bambine tornare a scuola, le università riempirsi di ragazze, le donne negli ospedali, in televisione, nei tribunali, in Parlamento. Poi il ritiro, l’aeroporto di Kabul assediato, gli elicotteri, la fuga. E il ritorno dei talebani.

Venticinque anni dopo il 2001 e cinque anni dopo il 15 agosto 2021, Farah vive nello stesso Paese in cui è nata. Ma più piccolo. Più buio. Più stretto. «La cosa più difficile», dice, «è spiegare a mia figlia che un giorno non solo non potrà venire al parco. Non potrà studiare. Non potrà lavorare. Sarà in gabbia». La gabbia, in Afghanistan, non è metafora. È realtà, costruita sbarra dopo sbarra.Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, l’Afghanistan fu presentato come il Paese da liberare. La guerra per vendicare l’11 settembre e colpire Bin Laden diventò anche una promessa morale: salvare le donne afghane dall’oscurità talebana. Studiate, dissero loro. Diventate dottoresse, giudici, giornaliste, ministre. L’Occidente vi garantirà un futuro.Per vent’anni, una generazione ci ha creduto. A Kabul le ragazze entravano all’università con i libri sotto il braccio. Le televisioni assumevano conduttrici. Le donne sedevano in Parlamento. Poi, nell’estate del 2021, tutto si è richiuso. Non all’improvviso: con metodo.