La storia di Nilofar Ayoubi, che racconta cosa significhi nascere donna in Afghanistan e quanto l’amore di un padre possa diventare un atto di resistenza

@Nilofar Ayoubi /Faceboook

Ci sono storie che sembrano appartenere a un altro tempo e invece parlano di un tragico presente. Quella di Nilofar Ayoubi, oggi attivista per i diritti delle donne afghane e rifugiata in Polonia, è una di queste. Il racconto di un’infanzia vissuta tra paura e libertà, di un’identità sospesa e di un padre disposto a sfidare le convenzioni pur di offrire a sua figlia ciò che, nel suo Paese, alle bambine viene spesso negato: il diritto di esistere.

Nilofar nasce nel 1996 a Kunduz, nel nord dell’Afghanistan, durante il primo regime talebano. Ha appena quattro anni quando un episodio segna per sempre la sua vita: come ha raccontato alla BBC, un uomo la schiaffeggia per strada perché non indossa l’hijab e, subito dopo, controlla che sia davvero una bambina.

Per suo padre quello è un campanello d’allarme e comprende che crescere una figlia in quel contesto significa esporla quotidianamente a violenze, discriminazioni e limitazioni. Così prende una decisione coraggiosa: le taglia i capelli, la veste con gli abiti dei fratelli e la cresce come se fosse un bambino.