ROMA – In Afghanistan ad una donna può capitare frequentemente di essere fermata e arrestata da rappresentanti del ministero per la “promozione della virtù e la prevenzione del vizio”, mentre sta andando a lavorare in un ospedale, nel caso specifico in quello di Herat, supportato, nella gestione pediatrica, da Medici Senza Frontiere (MSF) dal 2019. “Siamo indignati per l’arresto e la detenzione di questa nostra dipendente in Afghanistan”, si legge in una nota diffusa da MSF. “L’operatrice – prosegue la nota - è stata fermata il 6 giugno scorso da rappresentanti di un dicastero che si occupa, appunto, del rispetto del codice di abbigliamento imposto alle donne”.

Le donne costituiscono il 45% del personale di MSF. La donna è stata rilasciata dopo essere stata trattenuta per 2 giorni in carcere. Va detto che tutto questo avviene mentre le donne in Afghanistan devono affrontare restrizioni severe alla libertà di movimento e all’accesso alla vita pubblica, che hanno conseguenze dirette sull’accesso alle cure e sulla fornitura di servizi sanitari in tutto il Paese. “Le donne – ricorda il documento di MSF – costituiscono il 45% del nostro personale infermieristico. Nei progetti incentrati sulla maternità rappresentano più della metà della forza lavoro e sono essenziali per fornire assistenza in spazi clinici riservati alle donne”.