In Afghanistan un'operatrice sanitaria di Medici senza frontiere (Msf) è stata fermata dai rappresentanti del ministero per la Promozione della virtù e la prevenzione del vizio (Pvpv) mentre si recava, accompagnata dal marito, all'ospedale regionale di Herat, dove lavora nel reparto pediatrico supportato da Msf.
Lo denuncia la ong in una nota, nella quale riferisce che l'operatrice è stata accusata di non aver rispettato il codice di abbigliamento imposto alle donne nel paese, è stata trattenuta per 2 giorni e, infine, rilasciata l'8 giugno dopo aver dovuto firmare - insieme al marito e ad altri membri della famiglia - un impegno scritto a indossare in futuro l'abbigliamento specifico imposto dal Pvpv.
Msf si è detta indignata per l'arresto e la detenzione di una propria dipendente nell'ambito dell'applicazione delle norme sul codice di abbigliamento in vigore nella città.
Questo episodio non è un caso isolato.
Le donne in Afghanistan devono affrontare restrizioni molto severe alla libertà di movimento e all'accesso alla vita pubblica, che hanno conseguenze dirette sull'accesso alle cure e sulla fornitura di servizi sanitari in tutto il paese.










