HomeFirenzeCronacaVendemmia . Primi grappoli dopo FerragostoLa vendemmia toscana 2026 resta appesa al meteo. Le alte temperature e la scarsità di piogge estive hanno accelerato la...La vendemmia toscana 2026 resta appesa al meteo. Le alte temperature e la scarsità di piogge estive hanno accelerato la...Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLa vendemmia toscana 2026 resta appesa al meteo. Le alte temperature e la scarsità di piogge estive hanno accelerato la maturazione delle uve, ma il quadro è ancora tutt’altro che definito. I primi grappoli potrebbero essere raccolti dopo Ferragosto, con circa una settimana di anticipo nelle zone costiere e all’Isola d’Elba, mentre gli operatori invitano alla prudenza: basterebbero pochi giorni di pioggia per cambiare radicalmente le prospettive produttive e qualitative. "In Toscana non è ancora partita la vendemmia e non registriamo movimenti, anche se ci aspettiamo un anticipo nelle aree più precoci", spiega la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani (foto).

Le prime raccolte riguarderanno le basi spumante e le varietà precoci, probabilmente attorno al 20 agosto. Ma il vero spartiacque saranno i prossimi dieci giorni. "Una pioggia può cambiare il destino della vendemmia. Viviamo giorno per giorno". Nonostante il caldo, le vigne non mostrano ancora segni diffusi di sofferenza grazie alle abbondanti piogge dell’inverno e della primavera. Il problema è che gran parte della viticoltura toscana è asciutta e gli impianti di irrigazione sono limitati, soprattutto nei vigneti più vecchi. Anche il presidente del Consorzio Vino Toscana, Cesare Cecchi, invita a non sbilanciarsi. "Fino a quando l’uva non è in cantina è difficile fare previsioni. Nei prossimi venti giorni può cambiare tutto". Se arrivasse un po’ d’acqua, aggiunge, "la maturazione sarebbe più equilibrata, evitando il rischio di vini sbilanciati come avvenne nell’estate torrida del 2003". Sul fronte economico, però, le preoccupazioni sono altrettanto forti. La contrazione dei consumi interessa i principali mercati mondiali, da Bordeaux alla California, e pesa anche sulla Toscana, terra dei grandi rossi. Cecchi rilancia inoltre la necessità di una gestione più rigorosa dei diritti d’impianto all’interno delle denominazioni, per evitare squilibri produttivi.