Mentre l’Europa investe nella costruzione delle fabbriche dell’intelligenza artificiale e Stati Uniti e Cina competono per il controllo della capacità di calcolo mondiale, l’Italia celebra due decreti che stabiliscono soprattutto chi controllerà l’intelligenza artificiale, attraverso quali procedure e applicando quali sanzioni.Tutto questo racconta meglio di molte statistiche quale sia oggi la nostra idea di politica tecnologica.Il 30 luglio l’Unione europea ha aperto il bando per realizzare fino a sette AI Gigafactories, sostenute da un massimo di 10 miliardi di euro di risorse pubbliche europee e nazionali, con l’obiettivo di mobilitare almeno 20 miliardi di investimenti privati, anche in Italia, che ha candidato un progetto capitanato da Eni e Leonardo.Pochi giorni dopo, ieri, il Consiglio dei ministri italiano ha approvato definitivamente due provvedimenti dedicati alle autorità competenti, alla vigilanza, alla responsabilità e al regime sanzionatorio.I decreti erano necessari per adeguare l’ordinamento nazionale all’AI Act europeo e colmare vuoti reali nel lavoro, nella formazione, nella sanità, nella pubblica amministrazione e nelle attività di polizia. Il problema nasce quando questo recepimento viene raccontato come se costituisse, da solo, la risposta del Paese alla più importante trasformazione industriale del nostro tempo.Indice degli argomenti