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Mercoledì il governo italiano ha adottato in via preliminare due decreti attuativi sull’intelligenza artificiale (AI) che definiscono e completano una legge approvata lo scorso settembre: il primo riguarda soprattutto la formazione, sia scolastica che professionale, mentre nel secondo si definiscono i criteri per l’utilizzo dei sistemi di AI nelle attività di polizia e le responsabilità civili e penali legate all’uso di questi sistemi.

Al momento il governo non ha pubblicato i decreti ma si è limitato a diffondere un comunicato stampa che li riassume con toni entusiasti. I testi sono però circolati attraverso canali informali, e sembrano seguire le indicazioni del cosiddetto “AI Act”, il regolamento approvato dall’Unione europea nel 2024 e che rimane gerarchicamente superiore. Tra i due decreti, comunque, quello oggetto di maggiori attenzioni e preoccupazioni è il secondo, sull’AI e sulle attività di polizia, perché tra le altre cose regola questioni controverse come i sistemi di riconoscimento facciale.

Il governo ha definito il proprio approccio «antropocentrico», cioè centrato sugli esseri umani e sull’idea che nessun sistema di AI possa prendere decisioni importanti senza l’intervento e il controllo degli umani. Tra i vari aspetti su cui interviene, per esempio, ci sono le applicazioni dell’AI nei rapporti di lavoro e nell’utilizzo di software con cui valutare la performance dei dipendenti. La legge stabilisce che «le scelte che incidono sulla vita lavorativa delle persone devono rimanere comprensibili, verificabili e imputabili a un decisore umano», e che il lavoratore ha diritto a chiedere e ottenere «una motivazione intelligibile della decisione che lo riguarda». In sostanza un licenziamento deciso sulla base di sistemi AI senza l’intervento di un essere umano è considerato illegittimo, secondo la legge.