di
Roberto Pezzali
Apple la scorsa settimana ha iniziato ad affittare i suoi prodotti agli utenti che non possono più permettersi la spesa una tantum. Asus, ora, pensa di affittare addirittura le schede madri. Inutile girarci attorno: stiamo entrando nell'era in cui possedere l'hardware che usiamo ogni giorno sta smettendo di essere la norma e diventa, purtroppo, un'opzione premium riservata a chi può permettersela.
Lo scorso 28 luglio Apple ha lanciato negli Stati Uniti Apple Upgrade, un programma di leasing sviluppato insieme a Klarna che permette di "abbonarsi" a iPhone, Apple Watch, Mac e iPad invece di acquistarli. Le cifre di partenza sono aggressive: si parte da 17,99 dollari al mese per un iPhone 17e, si sale a 22,99 per l'iPhone 17 e oltre i 31 dollari per un iPhone 17 Pro, con contratti da 12 o 24 mesi per smartphone e orologi e da 24 o 36 mesi per Mac e iPad. Alla scadenza del contratto si può restituire il dispositivo, riscattarlo (il totale versato viene scalato dal prezzo di listino, senza interessi aggiuntivi) oppure passare subito al modello successivo. È significativo che Apple abbia scelto proprio questo momento per introdurlo: il programma nasce in parallelo a un aumento generalizzato dei prezzi hardware (con gli iPhone che aumenteranno a settembre) e permette all'azienda di mantenere il flusso di vendite alto senza dover congelare i listini, oltre a garantirsi un canale di rientro di dispositivi usati da ricondizionare e rivendere. Senza tenere poi conto che, vendendoli lei direttamente e non tramite negozio terzo, vende al listino senza cedere il margine al rivenditore.













