Il mercato delle schede madri si trova ad affrontare una fase particolarmente delicata, stretto tra il calo delle vendite e l'aumento dei costi dei componenti, due fattori che stanno progressivamente erodendo i margini dei produttori. Secondo quanto riportato da fonti del settore industriale, i principali produttori taiwanesi - ASUS, GIGABYTE e MSI - starebbero pianificando una nuova ondata di rincari destinata a entrare in vigore nelle prossime settimane.
Alla base di questa decisione ci sarebbe un aumento generalizzato dei costi lungo tutta la filiera produttiva. Il prezzo dei PCB (le basi in fibra di vetro su cui vengono montati i componenti) utilizzati per le schede madri consumer è atteso in crescita di almeno il 50% nel corso del 2026, un incremento che da solo pesa in maniera significativa sulla distinta base di ogni progetto. A questo si aggiungono i rincari delle materie prime, rame in testa, e le tensioni sull'approvvigionamento di componenti elettronici chiave come i chip di controllo, gli stadi di alimentazione (power stage) e i condensatori SMD, in particolare gli MLCC, per i quali si registrano colli di bottiglia significativi.
Va sottolineato che l'impatto di questi rincari non sarà uniforme su tutti i modelli: ogni scheda madre ha una distinta base differente, con un numero variabile di condensatori, componenti di alimentazione, chip di controllo e strati del PCB, elemento quest'ultimo che incide ulteriormente sui costi complessivi. Questo rende difficile stimare con precisione quanto ogni singolo prodotto subirà l'incremento di prezzo: solo i produttori conoscono l'esatta percentuale di adeguamento necessaria, che verrà probabilmente calcolata scheda per scheda.








