MILANO – Il tempo è denaro, anche quello di un assiste virtuale. Chi consulta assiduamente Siri potrebbe presto dover pagare un prezzo per continuare a porre le proprie domande. L’ipotesi, che già circolava da tempo, ha assunto maggior credibilità questa notte, quando durante la presentazione dei risultati finanziari di Apple, l’amministratore delegato Tim Cook ha lasciato intendere per la prima volta che agli utenti che faranno un uso intensivo della nuova versione di Siri alimentata dall’intelligenza artificiale potrebbe essere richiesto, in futuro, di sottoscrivere un abbonamento per accedere al servizio in modo completo.
Il debutto a settembre, non in Europa
Siri AI farà il suo debutto mondiale – Europa esclusa – a settembre, con l’uscita del nuovo iPhone alimentato da iOS 27. Nelle stesse settimane Tim Cook passerà il testimone a John Ternus, dirigente di lungo corso dell’azienda e che dal primo del mese succederà all’erede di Steve Jobs nel ruolo di amministratore delegato. Intervenendo nella sua ultima conference call di presentazione dei risultati finanziari, Cook si è soffermato sulle novità attese per il nuovo assistente virtuale dotato di IA.
“Penso che sia un’idea davvero importante quella di avere un’intelligenza artificiale che sia privata, basata sul contesto personale dell’utente e integrata in tutto il sistema operativo”, ha affermato il manager, rispondendo a un analista. “Non potremmo essere più soddisfatti di come stanno andando le cose e dello sviluppo del prodotto”.














