Sotto il cielo estivo, tra spiagge affollate, l’ossessione imperante per una tintarella perfetta ad ogni costo, il confine tra benessere e pericolo per la salute si fa sempre più sottile. I social - come spesso accade - ci mettono il carico da novanta. Emblematica è la recente polemica mediatico-scientifica esplosa attorno al caso di Debora Rasio, oncologa e ricercatrice finita nell’occhio del ciclone per un video virale sui social in cui ha invitato gli utenti a non applicare le creme solari «in continuazione», definendo l’associazione tra esposizione al Sole e insorgenza del melanoma come un mito da sfatare. Per avvalorare la propria tesi, Rasio ha citato una ricerca scientifica basata sui dati della banca dati britannica UK Biobank, affermando che l’uso frequente dei filtri protettivi sia associato a un rischio maggiore di tumori cutanei e suggerendo che chi si espone di più al Sole sia in realtà protetto grazie alla sintesi di vitamina D. «Niente di più falso», chiarisce Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, recentemente insignito del 2026 SITC Lifetime Achievement Award conferito dalla Society for Immunotherapy of Cancer.