“Quando si parla di melanoma il primo pensiero è che sia causato dal sole. I dati, però, dicono altro”. Non sono passate inosservate le parole di Debora Rasio, medico nutrizionista, che in un video pubblicato su Facebook mette in dubbio l’effetto negativo dei raggi solari nel favorire l’insorgenza di melanomi.

“Una maggiore esposizione solare protegge dal melanoma, Addirittura chi si espone regolarmente al sole per lavoro ha un rischio di melanoma inferiore fino a circa il 40–50%, rispetto a chi trascorre la settimana prevalentemente al chiuso. Analogamente, un basso livello complessivo di esposizione al sole aumenta il rischio di melanoma”, spiega Rasio, che cita due studi pubblicati nel 1986 e nel 2014.Rasio, però, non si ferma qui: “Le creme solari, invece, secondo uno studio su 500.000 persone, aumentano il rischio di tutti i tumori della pelle e soprattutto del melanoma”, afferma, portando come prova i risultati di uno studio (Gene-Environment Analyses in a UK Biobank Skin Cancer Cohort – Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2023).

Il medico, specialista in oncologia, sottolinea anche come la “vitamina D che produciamo esponendoci al sole è il più importante fattore protettivo dal melanoma: inibisce la via Wnt/β-catenina, una delle principali vie che guidano proliferazione, invasività e metastatizzazione del melanoma; potenzia l’immunità antitumorale, riduce l’espressione di numerose vie proliferative, riduce la formazione di metastasi nei modelli sperimentali ed è un fattore prognostico indipendente di sopravvivenza sia nel melanoma primitivo sia in quello metastatico”. Da qui l’invito: “Esponiamoci al sole con buon senso, evitando le scottature. La dose giusta è diversa per ogni tipo di pelle, deve stimolare la produzione di melanina senza arrivare a scottare. Proteggiamoci dagli eccessi con schermi fisici: cappello, maglietta e ombrellone. Buona estate in salute!”Il suo intervento, però, ha scatenato la dura reazione dei dermatologi. L’intervista al dermatologo Paolo Pigatto, già Direttore dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’IRCCS Ospedale Galeazzi di Milano.Quanto afferma Rasio ha scatenato polemiche, perché sembra contraddire quanto affermato finora dai dermatologi e, per di più, citando studi internazionali. Cosa c’è di vero?“Il problema non è tanto negli studi quanto nel fatto che ne ha omesse alcune parti che invece sono importantissime. Per esempio. È vero che il melanoma può venire anche sulla pianta dei piedi, dove chiaramente l’esposizione solare non è la causa preminente; oppure può presentarsi alle meningi, dove il sole non ha nessun impatto. Ma in tutte le altre localizzazioni, la causa principale è un’esposizione improvvisa al sole”.Significa esporsi in modo non graduale? “Sì ed è molto frequente nella nostra società che trascorre molto tempo al chiuso, per esempio in lavori di ufficio al computer, e poi nel weekend o d’estate esce, senza adeguate precauzioni, provocandosi un eritema o una foto-ustione solare, che induce il melanoma. Il fatto che chi è esposto cronicamente ai raggi non ha un’incidenza maggiore di melanoma rispetto ad altre persone, non è dovuto ai soli benefici, ma al fatto che ha un’esposizione continua e progressiva. È la foto-ustione, quindi, che può facilmente causare un abbassamento delle difese della cute e dunque un maggior rischio”.Un’altra dichiarazione di Rasio che ha scatenato polemiche riguarda le creme solari. Cosa dice la scienza? “Il problema non sono le creme, ma il fatto che se ne usano poco e male. Se ne applica in quantità non sufficiente e sembra di avere una protezione, in realtà ci si espone in modo inappropriato o eccessivo. Queste sono variabili che non tenute in conto”.Ma ci possono essere “ingredienti” nocivi nelle creme solari?“Intanto va ricordato che le creme solari contengono metalli particolari come zinco, in particolare ossido di zinco, o titanio, che sono meno gravate da interferenti endocrini come i PFAS, che danno manifestazioni molto pericolose. Le protezioni, quindi, sono a rischio in piccola parte: occorre sempre valutare i rischi e benefici in termini di prevenzione”.Il sole certamente fa anche bene, per esempio per stimolare la produzione di vitamina D. Questo è corretto? “Il sole fa bene ed è essenziale per alcune attività umane come produzione vitamina D, certo. Ma fa bene anche all’umore. Riguardo alla vitamina D, comunque, ricordiamo che non serve esporre tutto il corpo per stimolarne la produzione, altrimenti i nordici come farebbero, che vivono in zone nelle quali la presenza del sole in inverno è molto limitata. Sarebbero tutti ipovitaminosi, ma così non è. Sono sufficienti, invece, 15 minuti su avambracci o viso”.Verrebbe da pensare, quindi, che come sempre dipenda dalla quantità e dalla qualità: quali protezioni, quanta esposizione, in che orari, ecc. Quali sono le indicazioni in merito?“Certamente vale la classica regola che è meglio esporsi al sole al mattino presto o nel tardo pomeriggio, dall’alba alle 10, quindi, o dopo le 16.30/17. Questo perché nelle prime ore del giorno c’è una prevalenza di raggi UVA rispetto ai UVB. I primi hanno un impatto sull’invecchiamento cutaneo, ma sono meno pericolosi per quanto riguarda la genesi del melanoma, al contrario degli UVB, che prevalgono nelle ore centrali del giorno. Le creme solari vanno sempre messe, ma esistono ormai valide alternative come gli indumenti con filtri UV. Sulle parti scoperte, però, occorre sempre la protezione. Consigliamo anche cappello e occhiali da sole, perché il sole nuoce anche agli occhi e il numero crescente di cataratte è legato ai raggi ultravioletti del periodo estivo”.