L’ondata di caldo che sta investendo l’Europa è uno stress test per il sistema elettrico continentale. In Francia diversi reattori nucleari si sono dovuti fermare perché l’acqua dei fiumi utilizzata per il raffreddamento ha raggiunto temperature troppo elevate. Situazioni analoghe si registrano in Ungheria e Romania, dove il caldo ha costretto gli operatori a limitare il funzionamento di alcune centrali. In Italia, per il momento, la rete elettrica regge: i blackout sono stati locali e contenuti. Terna monitora l’evoluzione della domanda e l’equilibrio del sistema, perché la pressione sul mercato sta crescendo. Anche se, ancora, non c’è un allarme raffreddamento per le centrali lungo il Po: il livello dell’acqua, per quanto in calo, è ancora superiore a quello del 2022.

Il campanello d’allarme, però, arriva dal prezzo dell’energia. Il Pun, il Prezzo unico nazionale dell’elettricità, è salito ai livelli più alti da gennaio 2023, quando l’Europa era nel pieno della crisi energetica provocata dall’invasione russa dell’Ucraina. Il rialzo del Pun non si traduce automaticamente in un aumento delle bollette: per molti clienti il prezzo dell’energia è legato a contratti a termine o viene aggiornato con meccanismi e tempi diversi. Tuttavia, resta il termometro del mercato: quando sale significa che il sistema sta producendo energia a costi più elevati. D’altra parte, per soddisfare una domanda del Paese i produttori stanno utilizzando al massimo le centrali termoelettriche a gas, chiamate a compensare tre fattori che si stanno sommando: il calo della produzione idroelettrica dovuto alla riduzione delle riserve d’acqua, il venir meno del contributo del fotovoltaico nelle ore serali e il ritardo nello sviluppo di nuova capacità rinnovabile e dei sistemi di accumulo. Il momento più critico per il mercato inizia dopo le 19. Quando il sole tramonta e la produzione fotovoltaica si azzera, mentre famiglie e imprese continuano a consumare energia per raffrescare abitazioni, uffici e stabilimenti. Se durante il giorno il prezzo medio dell’energia è di circa 163 euro a megawatt ora, la sera sale a 269 euro. Il problema italiano, quindi, non è soltanto produrre più energia rinnovabile. È riuscire a produrla quando serve e conservarla quando è disponibile. L’Italia consuma ogni anno circa 312 terawattora di elettricità ma ne produce poco più di 260, importando dall’estero un sesto del proprio fabbisogno. Le fonti rinnovabili coprono oggi poco meno del 40% della produzione nazionale. Per raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima serviranno circa 50 gigawatt aggiuntivi di capacità verde entro il 2030. Il paradosso è che quella capacità esiste già in larga parte sulla carta. Tra richieste di autorizzazione, progetti in attesa di valutazione e impianti che aspettano la connessione alla rete, si superano i 150 gigawatt potenziali.